Dan Brown, ora tocca alla Massoneria

Tanti romanzi tra scienza e occultismo

C’è un altro Codice da decifrare, ci sono altri enigmi da svelare. E l’aitante professor Landgom nemmeno stavolta si tira indietro. Anzi, con rinnovato slancio si getta nel fuoco dell’ennesima avventura. Insomma, ci siamo: l’attesa per la tribù dei fan di Dan Brown è quasi finita. Il 15 settembre arriva nelle librerie americane e britanniche (anche in Italia l’uscita è prevista da Mondadori per fine 2009) il nuovo thriller dello scrittore del New Hampshire, The Lost Symbol (“Il simbolo perduto”), seguito del best-seller planetario da 80 milioni di copie Il Codice da Vinci.
Rispettando un collaudata strategia di marketing che punta a far salire la febbre d’attesa, la trama del romanzo resta ancora segreta. Ma qualche notizia è trapelata: si sa che l’azione si svolge a Washington e che al centro dell’intrigo c’è la massoneria, o meglio il ruolo giocato dalla massoneria nella storia degli Stati Uniti. Come nel Codice da Vinci e in Angeli e Demoni, anche qui c’è il conto alla rovescia contro il tempo che fugge, contro la catastrofe incombente (la storia si svolge nell’arco di 12 ore) . E “il simbolo perduto” del titolo si riferisce a un pittogramma cifrato in un antico libro chiamato La chiave di Salomone. Va da sé che anche stavolta il rompicapo verrà risolto da Robert Langdom, professore con cattedra ad Harvard, esperto do storia dell’arte iconografica religiosa. E soprattutto, irresistibile detective per caso.
L’estate è affamata di best-seller, lo sappiamo. E in attesa dell’arrivo del nuovo libro di Dan Brown, il lettore può dedicarsi ad altri intrighi e ad altre trame, tuffandosi in romanzi che intrecciano scienza ed occultismo, enigmi teologici e complotti mondani. Ecco allora Il rituale sacro (Fanucci) di David Hewson e Il monastero di Satana (Newton Compton) di Stav Sherez, dove una semplice indagine su un traffico di droga finisce per svelare una connection tra mafia e Vaticano. Ed ecco ancora Requiem (Nord) di Patrick Graham e La signora della notte (Piemme) di Luigi Spagnol, in cui una coppia di improvvisati detective deve sventare la colossale macchinazione ordita da una setta religiosa nata agli inizi del Diciottesimo secolo.
Ci fermiamo qui. M ala lista potrebbe continuare. Perché sulla scia dei romanzi di Dan Brown, le librerie vengono ormai prese d’assalto da Templari e cavalieri dell’Apocalisse, si riempiono di reliquie di ogni sorta, Sacra Sindone e Santo Graal, ma anche di antiche carte, codici, papiri, opere d’arte misteriose: qualunque cosa, insomma, che sia decifrabile, che nasconda un enigma, e dietro di esso un complotto che, una volta svelato, potrà cambiare le sorti del mondo. È la formula di successo del thriller esoterico, un filone giallo spruzzato di polvere nera che non sembra conoscere momenti di stanchezza.
Sono libri che in genere dispiacciono molto ai teologi e agli storici di professione. Ma in compenso piacciono molto ai lettori, attratti e distratti da investigatori medievali, ricercatori di sacri lini, scopritori di antichi inganni che somministrano robuste dosi di rivelazioni sorprendenti. E allora: perché il thriller esoterico appassiona tanto? Qualche spiegazione c’è. Comunque li si giudichi, questi romanzi sono degli immensi puzzle a divertimento garantito, delle macchine produttrici di meraviglie che sfornano azione, suspense, intrigo, in un momento in cui – accanto al riemergere prepotente del bisogno di religione – riaffiora anche, evidentemente, il desiderio di tenebra, dell’impossibile eppure reale, dell’incredibile ma vero.
Non c’è però solo l’abile confezione del manufatto. Il giallo misterosofico rafforza nel lettore la convinzione di imparare qualcosa, di saperne di più del passato e del presente, della storia dell’arte e della religione. E di conoscere magari da vicino figure degli illustrissimi della letteratura e della scienza (da Dante Galileo e Leonardo) che popolano pagine di questi thriller. Che sono infatti costruiti in un’ottica da “ sindrome di Stendhal” : nel senso che trama si snoda in luoghi meravigliosi, carichi di storia e densi di passato – il Louvre e Westminster, Castel Sant’Angelo e la piramide di Cheope -, luoghi che proiettano il lettore in un mondo speciale misterioso colto e stratificato di storie.
E se ancora non basta, mettiamoci pure che il thriller teologico riesce spesso a offrire su un piatto d’argento una spiegazione ultima e definitiva, basandosi sulla teoria del complotto. Dietro il caos del mondo c’è sempre la cospirazione di qualche tentacolare forza oscura, qualche setta che agisce all’ombra dei Palazzi del Potere. D’accordo: sono quasi sempre mezze verità spacciate per vere. Ma in fondo è fiction – anzi videogame narrativo – e basta saperlo.

di Francesco Fantasia
Il Messaggero

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